Milano alla fine degli anni 70

Un salto temporale di circa 20 anni ci porta dagli anni 50 agli anni 70. La violenza comincia con la strage di piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. La bomba scoppia alle 16.37, provocando 16 morti e 87 feriti, tutti semplici cittadini. Piazza Fontana segna l’inizio della logica degli anni di piombo: la violenza, una certa connivenza delle forze dell’ordine (praticamente tutte le stragi sono impunite), la logica degli opposti estremismi senza che il governo o la classe politica possano intervenire su questa tragica spirale.
Una stagione drammatica attraversata dal terribile delitto Moro.

È soprattutto questo fatto a turbare la Chiesa e Paolo VI per primo.
Montini è amico dell’onorevole Aldo Moro da molti anni, fa di tutto per favorirne la liberazione. Di fronte alla morte dell’amico eleva una preghiera straziante. «Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all'ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il De profundis, il grido cioè ed il pianto dell'ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce».

ANNI DI SOFFERENZA FISICA, MA DI LETIZIA

Nel dicembre del 1976 Adele Bonolis è operata per un tumore all’intestino, ma non si arrende e fino alla morte, avvenuta l’11 agosto del 1980, si dedica alle sue opere.
Chi la assiste in questi anni di sofferenze rimane stupito della serenità con cui, questa donna dinamica, viva con estrema dignità la sua malattia. Innanzitutto tante sue amiche invece di confortarla finiscono per essere confortate. E poi c’è il medico che la segue. Parlerà dopo qualche anno di una straordinaria libertà di dialogo anche quando si tratta di comunicarle la gravità del male. Adele è sempre fiduciosa e serena. In secondo luogo sottolinea la scrupolosa attuazione delle prescrizioni ricevute da lui e anche da altri specialisti. Infine è lieto del fatto che la sua paziente manifesta con affetto di apprezzare la presenza e le cure del suo medico. Insomma un paziente modello.

Dio, per natura Bene Assoluto, Essere Perfettissimo, Amore Purissimo, non può essere l’origine del dolore, perché non può né volerlo, né pensarlo e tanto meno amarlo.
Noi non possiamo credere alla possibilità di superare il dolore testimoniando della validità del nostro battesimo, della Santa Comunione, della possibilità della riconciliazione. Ma come? Con la lotta al peccato, frequentando il sacramento della riconciliazione, inoltre diventando testimoni della resurrezione, con l’esercizio delle Opere di misericordia corporali e spirituali.
Il mio Dio è un Dio vivo, un Dio vero, un Dio risurrezionale, non è un Dio del castigo, perché il Dio del castigo è un Dio a misura d’uomo del quale ci serviamo per attribuirgli tutte le nostre colpe.
Signore se mi chiami fammelo capire, che io possa venire a te con tanta gioia. Grazie a Dio di gioia ne ho tanta. C’è tanta nausea, ci sono tanti disturbi, ma c’è tanta gioia, che è una cosa ben diversa. La nausea e i disturbi sono il mio patrimonio, la gioia è il suo patrimonio. L’importante è non confondere le due cose e farne diventare una sola. Il bello è se io riesco ad accogliere questa gioia ed a comunicarla anche agli altri.

 

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