Le qualità professionali

In gran parte della vita Adele Bonolis privilegia la propria formazione. Non sempre giunge al termine degli studi intrapresi, come quello di medicina, ma ha ben chiara l’importanza di avere strumenti a sua disposizione che possano essere utili, strumenti educativi, pedagogici e psicologici.
Alcuni specialisti si sono per esempio sorpresi nel leggere alcuni suoi interventi dove parla dei pazienti psichiatrici. Affermazioni e pensieri che affrontano temi che nemmeno la letteratura scientifica del periodo ha ancora fatti propri.
Quando Adele Bonolis, per esempio, affronta la riabilitazione psichiatrica, sostiene con precisione che le persone, indipendentemente dalla diagnosi che hanno, possiedono capacità e abilità di autonomia che devono essere valorizzate e sostenute. Questa riflessione personale, le viene proprio dal porre al centro la persona che, pur malata, continua a mantenere peculiarità che neppure la malattia annulla.
Per quanto riguarda il suo approccio agli ospiti, è ineccepibile anche dal punto di vista strettamente professionale, non improvvisa o compie ingenuità. Sa esattamente quel che fa, anche quando approccia una persona con gravi squilibri.

Gestire le persone

Adele non si assume la direzione delle case dal punto di vista amministrativo anche se si prodiga sia per cercare i finanziamenti sia per scegliere i giusti collaboratori. Si preoccupa costantemente piuttosto di assicurare che le finalità delle opere siano rispettate sempre e quindi ne guida e coordina il personale. È di esempio a tutti e suggerisce in continuazione come rapportarsi con gli ospiti, a volte incoraggia il personale. Ne capisce i bisogni e li sostiene. In effetti li considera i primi ospiti delle case e sa quanto sia importante la loro formazione ma anche la “ricarica” nei momenti di sconforto o di troppa fatica. Riesce sempre a cogliere una via diretta e speciale per giungere al cuore di ciascuno.

Devo ringraziarla molto per quanto ha fatto per la signorina E. D., che si è presentata a lei accompagnata da una lettrice di «Bella». Lei l’ha fatta ricoverare in Via Boselli, salvandola così da una situazione penosissima.
Devo anche dirle la mia sincera ammirazione per l’opera di bene che lei svolge. Si rivolgono a me moltissime lettrici di «Bella» che si trovano in condizioni disperate. Confido nella sua generosità perché mi permetta in qualche caso di inviarle qualche lettera delle più bisognose, perché Lei, a suo libero giudizio, possa eventualmente aiutarle.
C’è stata un’altra volta, racconta [...] un collaboratore, in cui la “Dottoressa” – come veniva universalmente chiamata – si è messa in mezzo a due ospiti che litigavano e li ha calmati con poche parole, mentre lui non era riuscito a tenerli fermi. Anche se si è presa una pedata, l’ha incassata senza batter ciglio. Poche parole e grande calma, dunque. Anche nei colloqui con gli ospiti non faceva lunghi discorsi, ascoltava, accettava, restituiva la fiducia che manteneva verso di loro, qualsiasi cosa avessero nel loro passato.

 

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