La situazione carceraria alla fine della guerra. Una fotografia attraverso le cifre

Dopo la prima e controversa amnistia generale della neonata Repubblica italiana, varata il 22 giugno del 1946 dall’allora governo di Alcide De Gasperi e dal suo ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, nella speranza di una più rapida pacificazione sociale, il 18 settembre 1953 un nuovo progetto di amnistia e indulto è approvato dal Consiglio dei ministri del Governo Pella, su proposta del guardasigilli Antonio Azara.

La proposta, con un iter parlamentare che la mette seriamente a rischio, viene votata il 18 dicembre.
Tale provvedimento migliora notevolmente la situazione all'interno degli istituti penitenziari italiani, dal momento che contribuisce a ridurre la popolazione a 38.397.
A fronte di una capienza degli istituti all'incirca di 40.000 detenuti, si contano 55.512 presenze, soglia che sarebbe stata superata solo oltre cinquanta anni dopo.

LADRI E MERETRICI VI PRECEDERANNO NEL REGNO DEI CIELI

Data la situazione Adele pensa subito ai 20.000 che beneficiano dell’indulto, in particolare alle donne: cosa faranno senza casa e senza lavoro? Come potranno evitare di delinquere nuovamente o darsi alla prostituzione? Nasce così l’idea di una Casa che le accolga e le prepari ad un dignitoso reinserimento nella società. All’idea segue subito l’attuazione concreta ed inizia così l’esperienza della Casa di Orientamento Dimesse Istituti Correzionali (CODIC).

Il giorno 26 ottobre 1953, presso il notaio Domenico Moretti di Milano, Adele Bonolis, Giuseppina Achilli, Carelli Adele, Antonia Rossetti, Teresa Clerici, Beatrice Rizzoli, Aldo Giobbi, Francesco Anselmi e Antonio D’Alò danno vita all’Associazione CODIC, con sede in Milano, Via Boselli 5. Richieste di nuove accoglienze si susseguono in breve tempo e così la ricerca di nuove strutture. Anche per quest’altra associazione si ricercarono nuove strutture a Seveso, a Milano – dove Adele riuscì a realizzare un pensionato per le minori – a Nibione di Cibronno, là dove è ancora attiva.

SEGNI E PROFEZIE

…da bambina intorno ai nove anni:
stavo guardando fuori dalla finestra del servizio (allora c’erano i servizi fuori, non c’erano i servizi in casa), guardando fuori da questo finestrino, ho visto un ladro che stava mettendo dentro la chiave nella toppa di una serratura e non era l’inquilino. Allora immediatamente sono uscita, il ladro è scappato e mi ha detto: “Fai silenzio”. Mi ha impressionato questo giovane con questo senso di paura che gli avevo dato io bambina, con questo comportamento, con questo bisogno di fuga, di nascondimento e l’immagine è rimasta lì.
Un mattino alle cinque, era consueta all’Adele per ricevere ispirazioni, di colpo si svegliò e svegliò pure l’amica e disse: «Giuseppina la Casa di Cibrone o brucia o crolla». Diamine! Poche ore dopo la Giovanna telefonò: sapessi che cos’è successo! «È crollata la casa?» Si, ma come fai a saperlo?
Quando fu toccato il tetto, il tutto si ripiegò e le vecchie, grassissime mura cedettero, composte com’erano di materiale non proprio da costruzione.
«Le colonne si sono salvate?» Quelle si, ed anche la campana. «Bene, coraggio, noi crediamo alla resurrezione, si ricomincia di nuovo».

 

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