Un annoso dibattito

Il fenomeno della prostituzione e il dibattito politico-culturale sul tema costituiscono un’importante questione sin dalla fine '800. In Italia due sono gli atteggiamenti: regomentalista e proibizionista.

Di questo ultimo atteggiamento è la più grande sostenitrice una donna, la senatrice socialista Lina Merlin, che nel 1948 presenta un disegno di legge per la chiusura delle case riservate alla prostituzione controllata dallo Stato, legge approvata solo nel 1958. Perché ci vuole così tanto tempo? Occorre che i tempi cambino. A Milano, nel dopoguerra, funzionavano ancora una ventina di “case” contro le quattrocento del primo novecento. La legge Merlin infierisce un ultimo colpo a questa piaga nel rispetto finalmente della Dichiarazione dei diritti dell’uomo che impone «la repressione della tratta degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione».

I cattolici sensibili alla piaga sociale della prostituzione cercano di dare un loro contributo promuovendo gruppi all’interno di Azione Cattolica. È proprio grazie al Comitato di azione morale che Adele Bonolis entra in contatto con Attilio Donat Cattin, procuratore alla Banca commerciale, ed il dottor Giuseppe Vago, della Cassa di Risparmio. Grazie ad un certa sintonia si concretizza, soprattutto dalla loro collaborazione, una riposta al problema: la Casa di orientamento femminile.

UNA DONNA DI AZIONE

Nel maggio del 1949 Adele si trasferisce nella casa di via Lanzone 18 a Milano e con lei suo padre, invalido, l’amica Giuseppina Achilli e Irma Lorenzelli, in qualità di domestica. Questo indirizzo sarà sempre aperto per i bisognosi, una sorta di casa di prima accoglienza. In pochi mesi prende anche forma l’opera che la impegnerà per dare una riposta al fenomeno della prostituzione e a chi dubita che ce la faccia sono pronti a giurare che per esempio «per il problema finanziario la professoressa Bonolis dice che ha sempre trovato i denari al momento opportuno». La C.O.F. ha sede dal 1950 al 1954 ad Onno; dal 1954 al 1960 a Varenna; dal 1960 in poi a Lucinasco (Como).

SEGNI E PROVVIDENZA

“… avevo solo otto anni. Ero andata incontro a mio padre con l’ombrello perché pioveva e in via Edmondo de Amicis, all’angolo con Corso Genova, c’era una prostituta sotto l’acqua, coi fiorellini in testa, come usavano una volta.
La mia attenzione di bambina si è immediatamente rivolta ai fiorellini, a questa donna così esposta sotto l’acqua.
Avvicinandomi a lei e sorpassandola, mi sono voltata. Mio padre mi ha dato un potente ceffone e mi ha detto: «Queste donne non si guardano». A me ha fatto un’impressione terribile, non gli ho chiesto il perché ma per me è iniziato il problema: «Chi sono queste donne? Perché così sole? Perché così esposte? Perché così tristi?» […]

Un altro fatto che ricordo molto bene è stato quando sono andata con lei da un grosso tenutario di Casa Chiusa a Milano che le ha offerto una cifra incredibile perché lei non aprisse queste Case per raccogliere le donne ex prostitute: era una cifra pazzesca! Adele rifiutò. Uscite da questa lussuosa casa di Via Carducci, lei mi ha guardato in faccia (devo dire che essendo giovane mi portava volentieri con lei perché ero il futuro) e mi chiese: «Cosa ne pensi?». Io ero veramente stravolta e lei mi disse ancora: «Prega la Provvidenza».
È stato tutto un susseguirsi di fatti di questo tipo.”

Beatrice Rizzoli Vercesi

 

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