Una civiltà piegata ma non rassegnata

Gli ultimi mesi della guerra sono terribili. Le formazioni partigiane entrano in città il 28 aprile, le violenze delle formazioni fasciste vengono ripagate con alti interessi. Milano città sventrata, mortificata, vendicativa, ha però voglia di ricominciare, di ricostruire. Il simbolo della rinascita non può che essere la Scala.

L’11 maggio 1946 il teatro riapre i battenti dopo essere stato ricostruito e l’onore di dirigere il primo concerto, di musica esclusivamente italiana, è di Toscanini.

Il 2 giugno 1945 Pio XII rilancia ai fedeli il compito di essere protagonisti. «Oggi, dopo circa sei anni, le lotte fratricide sono cessate, in una parte almeno di questo mondo devastato dalla guerra. È una pace — se pure tale può chiamarsi — ben fragile ancora, e che non potrà persistere e consolidarsi se non a prezzo di assidue cure; una pace, la cui tutela impone a tutta la Chiesa, al Pastore e al gregge, gravi e delicatissimi doveri: paziente prudenza, coraggiosa fedeltà, spirito di sacrificio! Tutti son chiamati a consacrarvisi, ciascuno nel suo ufficio e al proprio posto. Nessuno potrà mai apportarvi troppa premura né troppo zelo».

LA PRIMA OPERA È L’EDIFICAZIONE DI SÈ

Nel 1945 Adele Bonolis stende lo statuto delle «Aralde dell’amore».
Ancora impegnata nell’insegnamento e negli studi (si era iscritta alla facoltà di medicina, presso l’Università Statale di Milano), pensa per un certo periodo ad un ordine secolare vero e proprio, di cooperazione con gli ordini sacerdotali.
È un intento che coltiva da tempo, quello di dare un ordine alla propria vita religiosa e alla piccola comunità di amiche, prima di tutte Giuseppina, con cui condivide oramai la casa, e poi Giovanna Negrini che le si affianca a seguito di un’esperienza in un ordine religioso.
L’idea verrà poi accantonata, forse perché percepisce che l’ordine le toglierebbe energie alla «riabilitazione dell’amore». Forse perché, come sottolineerà varie volte, per lei è già definitivo il battesimo che sancisce il patto di amicizia fra Dio e uomo.

02.10.1942 FESTA DEGLI ANGELI CUSTODI

“Signore parla: la tua serva ti ascolta. Seguo l’ispirazione e nonostante la forte avversione mi pongo a scrivere.
La mia vita tende sempre più all’unità. La triade che è in me costituita di intelletto, volontà, amore si va sempre unificando in Dio. Egli compie ogni giorno la Sua opera di distruzione e di restaurazione. Io sono governata dal Suo amore potente e non posso altro che aderire ad esso.
Sento che Dio si serve di me per compiere la Sua opera in questo mondo sconvolto dalla guerra e dal peccato e mi lascio adoperare prestando al Cristo tutta me stessa a gloria della SS. Trinità.
Incontrandomi con altre anime come me chiamate trovo evidente la necessità di riunire le forze in una e di esclamare:
Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum.
Mentre sento la gioia dell’unione sento il timore della pubblicità e mi pare di capire chiaramente che questa vocazione di amore è pure vocazione di nascondimento e di silenzio. Nessun apparato esterno, dunque, e nessuna forma conventuale, mi pare richieda il Signore da noi, ma uno spirito profondamente religioso ed evidentemente laico.
Nessuna limitazione di lavoro, di campo, di forma ma si faccia tutto con la massima libertà di spirito.”

 

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